Fatto!

Ultimo Piolo

Tutti i fotografi presenti (Russel, Hart e Savage) avevano libertà totale di scorrazzare ovunque ed ordinare ai presenti di assumere pose da immortalare in fotografia: ne uscirono alcuni degli scatti più importanti della Storia Americana. 

Si intendevano. 

Chi non si intendeva invece era il top management delle due compagnie per decidere un dettaglio fondamentale: chi avrebbe inchiodato il picchetto d’oro? 

A chi sarebbe spettato l’onore di fissare l’ultimo chiodo, e con esso il proprio nome, a fianco di questo evento storico? 

La Central Pacific non aveva dubbi: Leland Stanford fu l’uomo ad aver mosso la prima palata di terra della ferrovia, era giusto che la chiudesse lui, inoltre ormai era la CP a controllare tutto. 

Anche la Union Pacific non aveva dubbi: avendo steso più miglia della CP, toccava all’uomo simbolo della UP, Doc Durant, l’onore dell’ultima martellata. 

I giornalisti presenti videro i funzionari della UP andarsene scocciati, minacciando festeggiamenti separati se la CP non avesse acconsentito alle loro ultime condizioni. 

Poco prima di mezzogiorno Durant e Stanford acconsentirono ad una collaborazione. 

Le due locomotive, la 119 e la Jupiter, già sbuffavano una di fronte all’altra, ed i macchinisti Booth e Bradford sollecitavano gli applausi e le urla del pubblico presente tirando i cavetti del fischietto. 

Dal treno della CP si fecero avanti una squadra di cinesi (in elegante e pulita divisa blu) capitanati da Strobridge, e una squadra di irlandesi dietro a Reed. I due ingegneri portavano una traversina di lauro, e gli operai le ultime due rotaie. 

Il telegrafista W.N. Shilling faceva gli straordinari, cercando di rispondere a tutte le domande che stavano arrivando: 

A TUTTI. STATE TRANQUILLI. QUANDO L’ULTIMO CHIODO VERRA’ CONFICCATO A PROMONTORY POINT, DIREMO ‘FATTO!’ NON INTERROMPETE IL CIRCUITO, MA STATE ATTENTI AI SEGNALI DEI COLPI DI MARTELLO. 

Arrivò il predicatore per benedire i presenti e il colossale progetto che si stava chiudendo di fronte a loro. 

QUASI PRONTI. GIU’ IL CAPPELLO, IL PREDICATORE DICE UNA PREGHIERA. 

Arrivarono i chiodi, e Stanford provò ad imbastire un discorso che non era stato evidentemente preparato prima. 

IL CHIODO STA PER ESSERE PRESENTATO 

Anche Dodge volle dire la sua, tirando in ballo perfino Cristoforo Colombo. 

TUTTO PRONTO. IL CHIODO SARA’ PRESTO CONFICCATO. IL SEGNALE SARA’ TRE PUNTI PER L’INIZIO DEI COLPI. 

Strobridge e Reed posizionarono l’ultima traversina, servivano 2 chiodi. Durant conficcò il suo chiodo con estrema facilità, poiché era infilato in un buco già precedentemente preparato. 

A Stanford toccava il picchetto d’oro, e sentiva il peso degli sguardi di tutti i presenti. Alzo la mazzetta e mancò il picchetto, colpendo la rotaia, ma non se ne accorse nessuno, il messaggio di unione partì alla nazione in trepidante attesa. 

FATTO! 

In tutta l’America suonarono insieme campane e cannoni, dando il via a celebrazioni in tutto il paese. Chicago fu attraversata dalla parata più grande del secolo, lunga 7 miglia, con migliaia di partecipanti in festa. 

Le due locomotive vennero sganciate dai convogli e fatte avvicinare fino a toccarsi, e Russell invitò tutti i presenti a saltare sulle locomotive con le loro bottiglie di champagne, a formare un cuneo. 

Dodge e Montague vennero immortalati mentre si stringevano la mano, sopra l’ultima traversina. 

La ferrovia transcontinentale era una realtà. 

Il Chiodo d’Oro venne immediatamente estratto e riposto al sicuro, e mentre i festeggiamenti continuavano anche a Promontory Stanford invitò i funzionari della UP nel proprio vagone per un assaggio di vini californiani. 

Anche senza eBay c’erano comunque i cacciatori di Souvenir: l’ultima traversina venne ridotta in schegge e, insieme ad altre 5, venne fatta sparire. 

Telegrammi partivano a raffica, tutti ringraziavano tutti, il Presidente Grant si complimentava, il generale Sherman confermava il proprio appoggio e quello dell’esercito, i ministri si davano le pacche sulle spalle per l’ottimo lavoro. 

Solo un telegramma non fu spedito. 

Nella sua casa di Greenfield, in Massachusetts, Anna Ferona Judah, la vedova di Theodore Judah, non voleva vedere nessuno. Nessuno l’aveva invitata, nessuno l’aveva coinvolta e lei, sola, ricordava quel 10 Maggio perché, ironia della sorte, era il loro anniversario di Matrimonio.